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Recensione di Paesaggi con macerie, disco pubblicato da Kairos nel 2023

 

Tanto Salvatore Sciarrino (Palermo, 1947) quanto Morton Feldman (1926, 1987) dimostrano un fascino per schemi sonori sottili, in un’atmosfera ovattata, a volte quasi immobile. Ciò rende la loro musica in un certo senso inafferrabile, poiché fluttua come una sostanza impercettibile o appena percettibile, senza inizio, sotto le insegne del crepuscolo e dell’infinito, sul limite tra l'esistente e l'inesistente, suoni che gradualmente si dissolvono nella più flebile esiguità per perire infine nel mistero. Si direbbe quasi che entrambi i poeti del suono abbiano voluto in questo modo prendere le distanze da un habitat sociale, altamente commercializzato, in cui le voci sono sempre più forti e dove anche la luce artificiale non vuole mai spegnersi. Allo stesso tempo, la loro musica è un richiamo e una sfida per l'ascoltatore ad affinare il proprio udito e quindi la propria mente, come una sorta di antidoto alla sindrome del volume consumistico. Ancor più che con Feldman, con Sciarrino le zone sonore aride e cliniche sublimano in forme estreme di austerità.

Sciarrino stesso ha così sintetizzato:

Gli dei sono caduti – non crediamo più nella magia. Ciò che rimane è la consapevolezza della solitudine in tutte le sue misteriose sfaccettature. Dobbiamo affidarci al vento per sperimentare l'invisibile connessione che c'è tra le cose.

Ma c'è anche un altro elemento altrettanto importante, forse addirittura preponderante: che Sciarrino, come compositore, voglia incontrare l'ascoltatore, per così dire, e che quindi dia grande valore all'elemento associativo della sua musica, a quella parte del suo "strumento" con cui mira a travolgere e infine conquistare i suoi ascoltatori. Sciarrino vuol penetrare nella mente (immaginaria) del ricevente, nello spazio acustico (immaginario) in cui la musica verrà eseguita e nella conseguente connessione "fisica" tra suono e ascoltatore.

Sciarrino ha coniato il termine "Ecologia del suono", che si riferisce tanto al rapporto tra il suono e l'uomo, tanto al rapporto il reale e il magico, quanto a quello tra l'invisibile (il suono, le vibrazioni) e il visibile (gli oggetti). Questo è il percorso che ha intrapreso a partire dagli anni Sessanta, dall'avanguardia di Darmstadt (con i famosi "Ferienkurse") allo strutturalismo: l'idea che la musica, ma anche il suono, come fenomeno umano, vada inserito in una struttura storicizzata, e sia quindi parte di un sistema di connessioni di ogni tipo, spesso non rintracciabili.

Si tratta di caratteristiche che ritroviamo nei tre pezzi Paesaggi Con Macerie, completati l'anno scorso, e in Esplorazione del bianco II, del 1986. Nelle due opere rimanenti invece la questione è molto diversa: Le voci sottovetro (1999) e Gesualdo senza parole (2013), in quattro movimenti, che hanno come indiscusso 'mood-maker' la musica di Carlo Gesualdo o Don Carlo Gesualdo, il famoso principe assassino di Venosa autore di tanti madrigali raffinati e visionari (e che ispirò anche Stravinskij nel suo periodo neoclassico per i suoi tre madrigali completati nel 1960 sotto il titolo Monumentum pro Gesualdo di Venosa ad CD Annum.)

Nelle parole di Sciarrino:

Queste elaborazioni licenziose, le loro prospettive illusorie possono sorprendere l'ascoltatore e tuttavia non vogliono sorprendere; piuttosto nascono da una certezza, che la musica antica può trasfigurarsi e vivere una nuova stagione, a contatto con lo spirito moderno.

In breve: brillantemente eseguito e registrato, questo album è un'importante aggiunta all'opera discografica di questo celebre compositore italiano.

L’organico di questo album va a comporre quindi diverse formazioni: flauto, oboe, oboe contralto, clarinetto, clarinetto basso, chitarra, percussioni, pianoforte, violino, viola, violoncello e contrabbasso.

 

 

 

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